2016

 

TUTTO PER BENE

di Luigi Pirandello

 

NOTE DI REGIA

La prima lettura di Tutto per bene risale a qualche decennio fa e ne restai subito affascinato. È pretenzioso dire qualcosa di nuovo su questa commedia, tra le più struggenti ed enigmatiche di Pirandello, tanto ne è stato scritto da Autori qualificatissimi nei quasi cento anni dalla sua prima rappresentazione. Ogni lettura successiva, fatta anche a diversi anni dalla prima, mi schiudeva nuove strade, mi poneva ulteriori domande, mi svelava pieghe nascoste in un panneggio che da marmoreo e fisso si faceva morbido e cangiante, come cangianti erano e sono i personaggi della commedia. Ogni volta nella lettura, e tanto più nel tentativo di metterla in scena, scoprivo “pirandellianamente” i doppi, i rovesci, i contrari delle realtà rappresentate. 

Anche qui, come la signora Ponza di Così è (se vi pare) «Io sono colei che mi si crede», Martino Lori è quello che gli altri lo hanno creduto per tanti anni. Cambia il punto di vista: non più quello della gente, dei tanti, della massa, ma del protagonista, solo e indifeso … e bello. Si, bello! come la bellezza di questo testo.

Ma ha senso oggi raccontare questa storia?

Poteva Martino Lori non sapere? È credibile che non sapesse? E, soprattutto, che non ne traesse alcun vantaggio?

Oggi no. La diffidenza, la furbizia, il non “passar per fessi”, la totale mancanza di genuinità di oggi non lo consentirebbero più. Questo è, invece, ciò che mi ha affascinato di Lori, il suo credere nell’onestà, nell’amicizia, nella fedeltà, senza dover passare per imbecille: «Ma io ho potuto essere un imbecille, finché ho creduto a cose sante e pure: all'onestà! all'amicizia! Ora no, più!». Mi piace riscoprire questa purezza (oggi così inconcepibile da rendere datata la commedia) che, al contrario, mi incanta nell’idea che tale sentimento possa avere un senso anche nel presente che viviamo.

Il crollo delle illusioni è sempre doloroso e senza rimedi: «perché non posso più far credere a nessuno, io, che non sapevo, capisci? Se lo dico, faccio ridere!»

La salvezza viene dall’amore autentico di Palma, che rende la vita degna di essere ancora vissuta al di là delle falsità, dell’ipocrisia e dell’interesse, verso una conclusione “Tutto per bene”, non nel senso di “tutto è bene quel che finisce bene” ma «Pulitamente, come usa tra gente per bene». E dunque, «La… la commedia, allora?»   


 

 PRENDO IN PRESTITO TUA MOGLIE

di Luca Franco

 

Proprio all'indomani dell'approvazione della legge sulle unioni civili il debutto della Compagnia dei Giovani del Teatro del Grillo con un testo esilarante e delicato di Luca Franco.

Prendo in prestito tua moglie dimostra come l'amore sia davvero l'unica cosa straordinaria della vita, qualunque esso sia, per una donna o per un uomo, per un animale o per una cosa, etero o omosessuale. L'unica cosa per la quale la vita vale di essere vissuta.

Tante risate e qualche profonda riflessione.